Nelle settimane scorse ho pubblicato le slide del mio workshop a SMAU Milano 2019 e un approfondimento sulla prima e sulla seconda regola per la gestione di un progetto di successo. In questo articolo ti racconterò quale ritengo sia la terza regola per la gestione di un progetto di successo.

Se volessi sintetizzare quello che seguirà in questo articolo posso usare una frase di Vasco Rossi, estratto da un contenuto che ho letto nel lontano 2005:

Se non ci credi tu non ci può credere nessuno.

Vasco Rossi

Credere in se stessi e avere fiducia in ciò che si fa è anche uno dei fondamenti dei personal training, per qualsiasi disciplina sportiva o attività professionale ed è quello che ho imparato anche da una vecchissima favola per bambini: “Il brutto anatroccolo“…

La favola

C’era una volta un’anatra che stava aspettando la schiusa delle sue uova, poste nel nido fatto sulla riva di un laghetto all’interno del campo di una fattoria.

Poco a poco le uova si schiusero tutte, e ne uscirono dei bellissimi pulcini tutti dorati. Però mancava ancora un uovo, quello più grande di tutti, lui tardava a schiudersi.

Finalmente l’uovo si aprì e… Che sorpresa! Mamma anatra e i suoi fratellini videro uscire da quell’uovo più grande del normale uno strano anatroccolo, tutto grigio e goffo!

I suoi fratellini lo ribattezzarono subito “Brutto Anatroccolo” e non mancavano mai di prenderlo in giro e fargli gli scherzi.

Mamma anatra cercava di difenderlo come poteva, e quando era triste il Brutto Anatroccolo correva da lei a farsi stringere e coccolare.

Ma purtroppo anche le altre anatre che abitavano il laghetto lo deridevano e lo prendevano in giro, tanto che il poverino tornava sempre a casa con i lacrimoni agli occhi.

Un giorno il Brutto Anatroccolo decise che ne aveva abbastanza di tutte quelle stupide anatre che lo trattavano male.

Andrò dove troverò delle anatre che mi sapranno apprezzare per quello che sono – si disse, e spiccò un volo incerto con le sue piccole alette.

Non riuscì ad andare molto lontano, e per la stanchezza si fermò in uno stagno lì vicino, dove vide arrivare uno stormo di anatre selvatiche.

Forse loro mi accetteranno meglio di come mi hanno accettato le anatre della fattoria – pensò.

Il Brutto Anatroccolo si avvicinò piano piano allo stormo che stava riposando sulle acque dello stagno, e quando fu abbastanza vicino si presentò facendo la riverenza.

Salve a tutte signore anatre selvatiche io sono…

Ma non fece in tempo a finire la frase che già le anatre selvatiche lo stavano additando e deridendo.

E cosa saresti tu? Un anatroccolo mostriciattolo? – e continuarono a ridere.

Il povero anatroccolo, deluso, amareggiato e pieno di lacrime, scappò via anche da lì, finché stremato dal volo non si fermò sulle rive di un altro stagno non molto lontano.

Lì vide degli splendidi e candidi cigni che nuotavano con grazia ed eleganza sullo specchio d’acqua.

Erano così belli che il Brutto Anatroccolo ne rimase incantato.

Più li guardava e più pensava: “quanto vorrei essere bello come loro…”

Così, senza nemmeno accorgersene, aveva nuotato verso di loro, fino ad arrivare praticamente in mezzo al gruppo.

Forse mi beccheranno e mi cacceranno anche loro” pensò l’anatroccolo “ma preferisco che siano a farlo loro, che sono bellissimi davvero, piuttosto che quelle stupide anatre vanitose…

Ma invece che deriderlo e cacciarlo, i cigni gli corsero tutti incontro, salutandolo e abbracciandolo.

Il Brutto Anatroccolo non capiva, e chiese: – come mai non mi deridete e non mi prendete in giro per quanto sono brutto?

Una di loro gli rispose – brutto tu?! Ma se stai per diventare uno splendido cigno!

Cigno io?! – rispose sbalordito il Brutto Anatroccolo

Tutti i cigni si misero a far di sì con la testa e gli sorrisero con calore.

Aspetta qualche giorno e vedrai…

E fu così che dopo pochi giorni il Brutto Anatroccolo si svegliò, ed andatosi a specchiare nello stagno vide che tutte le sue piume grigiastre erano diventate bianche come il latte, e la sua goffaggine si era trasformata in un portamento elegante ed aggraziato: era diventato un cigno!

E quanto era bello, il più bello di tutto lo stagno!

Quando ero ancora un Brutto Anatroccolo, non avrei mai immaginato che un giorno sarei stato così felice!

E spiccò il volo insieme a tutti i suoi nuovi amici.

Morale della favola: solo credendo sempre in sé stessi e nelle proprie capacità alla fine si riesce a diventare grandi accettandosi per quello che si è.

Sei in grado di convincere gli altri a crederci

L’insegnamento della favola si può applicare all’io come persona, ma anche alle proprie idee e ai propri progetti. Se tu sei convinto di ciò che stai perseguendo, è più probabile che lo otterrai. E chi ti ascolta è più predisposto a crederci di riflesso. Perché trasmetti sicurezza, convinzione e determinazione.

Quando curi un progetto che non è farina del tuo sacco, deve ricevere le medesime attenzioni che daresti alla tua idea. Se vuoi dare il massimo, devi crederci, devi essere convinto di ciò che stai facendo e avere una visione molto chiara dell’intero progetto. Se non esistono questi presupposti, come professionista evita di curare il progetto, magari ne uscirà qualcosa di buono, magari ne ricaverai un considerevole guadagno, ma ne avrai perso di tempo da poter dedicare ad altri progetti più entusiasmanti!

Ricordati che il lavoro di progettazione, sviluppo software e della UX è un lavoro che richiede, oltre ad una cultura generale abbastanza ampia, una buona conoscenza dell’argomento e di tanta creatività e una predisposizione al problem-solving e al ragionare fuori dagli schemi.

Il ragionamento creativo e tutti ciò di cui ho scritto prima, puoi metterlo in moto solo se quello che stai facendo ti piace davvero e se credi nel progetto.

Sai fugare i dubbi dei tuoi collaboratori

Alcuni progetti sono curati da un singolo individuo (un piccolo sito web di poche pretese, una semplice WebApp, una utility che soddisfa l’esigenza di uno specifico target), altri progetti però richiedono il coinvolgimento di più figure professionali, ciascuna con le proprie competenze ed il proprio background culturale. Naturalmente più sono i professionisti coinvolti, maggiori sono le probabilità di aggiungere “mah“, “se” e “non mi convince” al progetto.

Fa parte della natura umana cercare un motivo di insuccesso, è normalissimo, però allo stesso tempo, se tu, come team leader, credi nel progetto (non importa se sia il tuo o di un tuo cliente) sei in grado di dirimere ogni dubbio, sbrogliare ogni ragionamento più nodoso, perchè il credere deriva dalla conoscenza profonda del progetto… E necessita anche di un pizzico di carisma.

Sì, ho proprio scritto conoscenza profonda del progetto.

Prima di credere in un progetto, tu per primo (come ideatore o come fornitore della soluzione per un tuo cliente o potenziale che sia) dovrai fare l’avvocato del diavolo, porti tante domande, porle al tuo cliente e conoscere tutti gli aspetti del progetto.

L’ostacolo è un momento di crescita e riflessione

Il Brutto anatroccolo, trova tanti ostacoli sulla strada verso la crescita che prendo la forma di anatre che lo deridono, di “fratellini” che lo scherniscono e gli fanno dispetti ad ogni occasione. Questo può avvenire anche per il progetto che stai portando avanti: tu ritieni valida e utile la tua idea ma non tutti la pensano come te, anzi è probabile che molti non ci vedano nulla di utile e ti potrebbero sollevare problemi apparentemente insormontabili. Problemi che prevedono tre alternative: aggirarlo, scavalcarlo o fermarsi. L’ultima ipotesi riporta al punto di partenza: non credi realmente nella tua idea. Attenzione però a non ostinarsi nel perseguire un obiettivo irraggiungibile. Infatti il fermarsi non è una delle ipotesi da escludere, bensì da valutare con attenzione, perché l’ostacolo aiuta a capire se effettivamente l’idea e realizzabile. Se invece la tua idea (o del tuo cliente) è attuabile, valida e concettualmente funzionale, trova una soluzione sul come superare l’ostacolo.

Gli ostacoli però non sono generati solo dal fattore umano, potrebbero essere ostacoli tecnologici: tecnologia troppo costosa che potrebbe causare lo sforo del budget a disposizione, oppure una tecnologia ancora non esistente, che potrebbe richiedere invece il coinvolgimento di altri professionisti per la realizzazione almeno di un prototipo al fine di valutare la fattibilità e l’onerosità della soluzione, oppure ancora da un competitor che ha lanciato una soluzione equivalente all’idea tua o del tuo cliente nel qual caso sarà necessario valutare quanto può costare in termini di tempo ed economici acquisire gli utenti che nel frattempo stanno approcciandosi ad una diversa soluzione dalla tua.

La difficoltà rafforza la consapevolezza

Di solito, durante il processo di realizzazione di un’idea, affiorano diverse difficoltà (come già descritto possono essere collaboratori poco propensi a credere nel progetto, tecnologia non adeguata, competitor che lanciano nuove soluzioni, ecc.) ma, se il problema viene aggirato o ancor meglio se viene trasformato in un elemento a nostro vantaggio, allora ci sarà il totale controllo della situazione.

Con l’espressione creare le circostanze, intendo che deve agire rapidamente secondo ciò che è vantaggioso e assumere il controllo dell’operazione militare nel suo insieme, organizzando le giuste mosse tattiche

Sun Zu – L’arte della guerra Cap. 1 p. 17

La consapevolezza del successo pertanto deriva dal credere nel progetto che si persegue e dalla profonda conoscenza di tutti gli attori e le tecnologie coinvolte e di come attori e tecnologie opereranno congiuntamente per conseguire l’obiettivo.

Grazie per essere arrivato alla fine di questo articolo. Se sei d’accordo con quanto ho scritto condividilo sui social così mi dimostrerai il tuo gradimento; se invece non sei d’accordo, lascia un commento e intavoliamo una discussione costruttiva.

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